INCLUSIONE DIGITALE QUESTA SCONOSCIUTA

Il rapporto 2021 della Commissione Europea sull’indice di digitalizzazione dell’economia e della società rappresenta perfettamente il livello di arretratezza e ritardo con il quale il nostro Paese compare nella classifica dello sviluppo digitale. Posizionati al 20° posto generale sui 27 paesi dell’UE e riuscendo a fare ancora peggio nello score riferito al capitale umano dove compariamo alla terzultima posizione prima di Romania e Bulgaria, lontani anni luce dalla media generale, leggiamo: “solo il 42 % delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede perlomeno competenze digitali di base (56 % nell'UE) e solo il 22 % dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (31 % nell'UE)” *.


*Per consultare il rapporto completo clicca su: https://ec.europa.eu/newsroom/dae/redirection/document/80590



Osservando positivamente la situazione potremmo consolarci pensando di avere ampi margini di miglioramento, osservandola realisticamente possiamo solo confutare una stasi dei processi di trasformazione digitale specialmente per quanto riguarda l’innovazione umana, ovverosia la capacità di portare le persone a crescere ed evolvere tecnologicamente, cosa possibile solo attraverso azioni di sensibilizzazione e di accompagnamento al cambiamento.


Il segreto è presto svelato. Due sono gli ingredienti fondamentali per accelerare il processo: utilità e semplicità. I bambini apprendono giocando e utilizzando dapprima oggetti semplici, andando via via a esercitarsi con problemi sempre più complessi. Lo stesso processo deve essere impiegato con lo sviluppo tecnologico del mondo adulto che deve essere stimolato tramite servizi utili ma di semplice accesso e fruizione.


Limitando il raggio di azione al mondo professionale le aziende possono e debbono fare molto per aumentare l’alfabetizzazione e di conseguenza l’inclusione digitale andando ad agire su alcune leve chiave che possono rivelarsi estremamente efficaci nello sviluppo non solo tecnologico ma anche del senso di appartenenza e di fedeltà del personale.


L’inclusione digitale, l’accesso all’informazione tramite strumenti tecnologici è la prima missione che qualsiasi impresa deve affrontare. Nel 2022 non è tollerabile che esistano discriminazioni tra chi vi può accedere e chi ne è privato. Ogni persona ha il diritto di essere inclusa nel circuito aziendale innanzitutto potendo accedere alla comunicazione, alla condivisione, alla partecipazione senza distinzione di rango o di funzione. Le aziende virtuose, quelle che credono nel loro futuro, mettono al primo posto proprio l’accesso all’informazione per tutti studiando metodi e modalità di fruizione digitale che sopperiscano alle croniche deformazioni dovute alla tradizione orale. In virtù delle radicali modifiche nelle prestazioni professionali che ha introdotto la pandemia e che le persone hanno avuto modo di apprezzare particolarmente a livello personale (leggi smartworking) ma anche per chi lavora lontano da un pc oppure in mobilità, il problema dell’accesso alla informazione e della sua fruizione è diventato centrale.


Applicazioni semplici ed efficaci con una interfaccia chiara, essenziale, con tempi di risposta veloci e che soprattutto consentano di avvicinare le persone meno digitalmente evolute con poco sforzo e poca, pochissima formazione. Questo è il primo vero e sostanziale passo per includere, ma non solo, far sentire ogni collaboratore vicino alla propria azienda e soprattutto partecipe della rispettiva crescita.

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