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L’ABITUDINE È LA PIÙ INVISIBILE DELLE RESISTENZE

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  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 3 min
Il cambiamento che non incontra opposizione

Quando si parla di cambiamento, immaginiamo quasi sempre una forma di opposizione evidente. Pensiamo a qualcuno che dice "no", che difende ciò che conosce, che preferisce restare nella propria zona di comfort.

La resistenza, nell'immaginario comune, ha il volto del rifiuto

Eppure, nella maggior parte dei casi, le cose non restano uguali perché qualcuno si oppone consapevolmente al cambiamento, ma per una ragione molto più sottile: continuiamo semplicemente a fare ciò che abbiamo sempre fatto.


L'abitudine è una forza silenziosa. Non cerca di convincerci, non ci impone una direzione e non ci fa percepire di star scegliendo. Si limita a trasformare ciò che è familiare in qualcosa che ci sembra naturale, fino al punto in cui smettiamo perfino di domandarci se esista un'alternativa. 

È probabilmente questa la sua caratteristica più sorprendente: rendere invisibili i nostri automatismi.


Il potere invisibile delle abitudini

Ogni giorno prendiamo centinaia di decisioni senza rendercene conto. Percorriamo le stesse strade, utilizziamo le stesse parole, affrontiamo le situazioni con gli stessi schemi, reagiamo nello stesso modo davanti agli stessi stimoli.

Non necessariamente perché siano le scelte migliori, ma perché sono quelle che richiedono meno energia. Il nostro cervello, del resto, è progettato proprio per questo: creare scorciatoie che ci permettano di affrontare la complessità senza dover ripensare ogni singolo gesto.


Ed è una capacità straordinaria, perché rende possibile la nostra quotidianità. Se dovessimo analizzare ogni azione come se fosse la prima volta, impiegheremmo una quantità enorme di risorse mentali. Le abitudini, quindi, non sono il problema; anzi, sono uno degli strumenti più preziosi che possediamo.


Il punto è un altro.

A volte quelle stesse scorciatoie diventano percorsi obbligati. Senza accorgercene smettiamo di scegliere e iniziamo semplicemente a ripetere. Più un comportamento si consolida, più ci appare inevitabile, e quello che inizialmente era solo un modo tra tanti di fare le cose finisce per diventare "il modo giusto".

È così che il celebre "si è sempre fatto così" smette di essere una semplice osservazione e diventa una convinzione.


Interrompere il pilota automatico

È forse questa la forma di resistenza più difficile da riconoscere, proprio perché non ha nulla di esplicito. Nessuno sta davvero opponendosi al cambiamento. Semplicemente, nessuno interrompe il movimento automatico delle proprie abitudini.


Lo vediamo continuamente, anche lontano dal lavoro. Rimandiamo quella telefonata che continuiamo a spostare al giorno successivo, reagiamo sempre nello stesso modo alle critiche, rimaniamo in relazioni o situazioni che non ci rappresentano più soltanto perché sono diventate familiari. Perfino frasi come "non ho tempo", "ci penserò domani" o "sono fatto così" spesso non descrivono una realtà immutabile, ma raccontano un'abitudine che abbiamo smesso di mettere in discussione.


Il cambiamento, allora, raramente comincia con una rivoluzione. Più spesso nasce da un'interruzione. Da quel momento, anche brevissimo, in cui il pilota automatico si disattiva e ci concede la possibilità di osservare quello che stiamo facendo con occhi nuovi. 

È in quell'istante che compare una domanda tanto semplice quanto potente: sto facendo questa cosa perché è davvero la scelta migliore oppure perché è semplicemente quella che conosco meglio?


La libertà di scegliere ancora

Questa domanda non serve a demolire le abitudini, ma a riportarle alla luce. Alcune continueranno ad accompagnarci perché sono utili, ci fanno stare bene e ci aiutano a costruire continuità.

Altre, invece, mostreranno di aver esaurito la loro funzione e di essere rimaste con noi soltanto per inerzia.

Forse il cambiamento non richiede sempre grandi gesti, decisioni radicali o svolte improvvise. A volte comincia molto prima, nel momento in cui ritroviamo la capacità di osservare ciò che diamo per scontato. Perché è proprio nelle azioni che ripetiamo senza pensarci che si nasconde una parte importante della nostra identità, ma anche del nostro potenziale di evoluzione.


In fondo, il contrario del cambiamento non è la resistenza. È l'automatismo

E ogni volta che riusciamo a interromperlo, anche solo per un istante, ci ricordiamo che ciò che facciamo ogni giorno non è necessariamente ciò che continueremo a fare domani. Possiamo sempre scegliere di guardare le nostre abitudini con occhi diversi e, se necessario, riscriverle una alla volta.

 
 
 

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