NON UN NUOVO INIZIO, MA UNA PRESA DI COSCIENZA
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- 4 giorni fa
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Ogni inizio anno arriva con un rituale ben preciso.
Si parla di ripartenza, di nuovi obiettivi, di buoni propositi, di piani ambiziosi. L’aria è piena di entusiasmo, parole grandi e promesse silenziose.
Eppure, se ci fermiamo un attimo ad ascoltare davvero, spesso ciò che emerge non è l’euforia del “si ricomincia”, ma una sensazione più sottile e molto più onesta: il bisogno di fare chiarezza.
Il rientro dalle vacanze è uno spazio particolare.
Non è ancora pienamente immersione, non è più pausa. È una soglia. E sulle soglie accadono cose interessanti: vediamo con più lucidità ciò che durante l’anno resta coperto dal rumore.
Affiorano stanchezze che avevamo normalizzato, dinamiche che accettiamo per abitudine, decisioni rimandate troppo a lungo.
Per questo il vero inizio dell’anno non è un’accelerazione. È una presa di coscienza.
Siamo abituati a pensare che cambiare significhi fare di più: nuovi progetti, nuovi strumenti, nuovi obiettivi.
Ma spesso il cambiamento più potente nasce da una domanda molto più semplice: che cosa non vogliamo più portarci dietro?
Quali automatismi continuano a consumare energia?Quali processi esistono solo perché “si è sempre fatto così”?Quali conversazioni evitiamo da mesi — o anni?
Queste domande non fanno rumore. Non sono headline da agenda strategica.
Eppure sono quelle che segnano davvero un nuovo ciclo. Perché finché non diventiamo consapevoli di ciò che ci pesa, qualsiasi nuovo obiettivo rischia di essere solo un’aggiunta, non un’evoluzione.
La consapevolezza è un atto profondamente organizzativo, anche se non appare nei piani operativi. Significa osservare come lavoriamo insieme, come prendiamo decisioni, come reagiamo alle difficoltà, come gestiamo l’incertezza. Significa riconoscere ciò che funziona — e proteggerlo — ma anche ciò che non funziona più, senza cercare colpe, senza fretta di aggiustare tutto subito.
Il rientro dalle vacanze è uno dei pochi momenti in cui questo sguardo è possibile.
La distanza crea prospettiva. L’interruzione rende visibili i pattern. Per un attimo non siamo completamente immersi nel fare, e questo ci permette di vedere. È un momento fragile, breve, prezioso. E spesso lo riempiamo troppo in fretta con nuove to-do list, riunioni, piani d’azione.
E se invece scegliessimo di fermarci un istante in più?
Non per rallentare per sempre, ma per ripartire con intenzione. Non per bloccare il cambiamento, ma per orientarlo.
La consapevolezza non è immobilità: è direzione. È la capacità di scegliere dove investire energie, tempo, attenzione.. ed è il primo vero atto di responsabilità collettiva.
Un nuovo anno non chiede entusiasmo forzato, chiede onestà e riconoscere ciò che siamo diventati, non solo ciò che vorremmo essere.
Chiede il coraggio di lasciare spazio, prima di riempirlo.
Perché solo quando smettiamo di accumulare possiamo davvero costruire.
Alla fine, il vero inizio non è una data sul calendario, ma e il momento in cui smettiamo di correre in automatico e iniziamo a guardare con più lucidità.
Ed è lì, in quello sguardo più attento, che comincia davvero qualcosa di nuovo!




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